Diciassette Pollici

31/07/2003

La pioggia di D'annunzio


Questa mattina mi sono svegliato senza una goccia di sudore. Mi sono svegliato perche' dalle finestre spalancate ha iniziato a tirare una soave e fresca brezza mattutina! Poi sento un rumorino, qualcosa di perso nei meandri della memoria e che non riuscivo a distinguere; mi alzo, mi affaccio e PIOVE!
Avevo perso ogni speranza oramai ed invece... eccola qua, la pioggia. Finalmente.
Non vorrei che se ne andasse subito, però.
Bisogna dedicarle una bella poesia, vuoi vedere che resta ancora un po'?

Manuele

- La pioggia nel pineto -
Per gentile concessione di Gabriele D'Annunzio

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

postato alle 12:50:33 4 Commenti

28/07/2003

Foto di fine anno.


Si è laureato un mio compagno di classe del liceo, la scorsa settimana. In ingegneria. Abbiamo raccolto i soldi per fargli un bel regalo, domani sera ci sarà la festa.
Noi in classe eravamo in 31 in quinta: tantissimi, i prof letteralmente impazzivano ad ogni fine trimestre per dare a tutti uno straccio di voto che non fosse casuale. Facciamo regolarmente dei raduni (almeno due l'anno), al quale non partecipano tutti: in genere siamo una quindicina.
Per adesso di noi 31 si sono laureati in due. Altri due hanno preso un diploma di laurea. Circa una decina non sono andati all'università, o l'hanno lasciata dopo poco, una di queste si è reiscritta l'anno scorso, degli altri qualcuno ha trovato ottimi impieghi. Una mia compagna si è sposata, un'altra ha avuto una bella bambina. Quasi nessuno è fidanzato con la stessa persona con cui lo era all'ultimo anno (tranne me). Quasi tutti hanno cambiato il taglio di capelli, o sono dimagriti, o ingrassati. Quasi nessuno è rimasto perfettamente uguale a come era, ma nemmeno troppo diverso. Io non lo so com'è che sono ora. Ma alle volte penso a cose come che fui una delle ultime (considerando la data di nascita e l'imbranatezza) a prendere la patente di guida, o ad avere il primo fidanzato... e che sarò anche una delle ultime a laurearmi e a fare tutto il resto magari... Magari, poi, come per il fidanzato sarò solo più fortunata degli altri... Magari... chissà.

Chiara
postato alle 19:26:35 11 Commenti

27/07/2003

Mercantia


Stasera sarà l'ultima sera di Mercantia di quest'anno.
Non so se riusciremo ad andarci: una settimana di vacanza al mare mi ha lasciata abbronzata e allegra, ma con un prolema alle orecchie (avete presente quando si tappano e fischiano? E' successo alla mia sinistra, dopo un tuffo in acqua, sic!).
Comunque, Mercantia è una meraviglia che va vista. Se ci andremo magari ve lo raccontiamo. Se ci andate voi, raccontatecelo.
Qualcuno già ne ha parlato, come Mim*mina.
Io l'anno scorso dopo esserci stata scrissi questo racconto: Artisti Tristi Amanti, che lo trovate anche pubblicato qui.

mercanzia.jpg

Chiara
postato alle 13:21:35 1 Commento

25/07/2003

Blog, Blog, Blog...


Quello di ieri con tutta probabilità è stato l'ultimo post "politico" che troverete su Diciassette Pollici.
Non che voglia smettere di parlare di politica, però il fatto è che non mi piace leggere il nome di Berlusconi accanto al manifesto della "Città Incantata" oppure accanto alla foto del gatto di Chiara. Non e' giusto per il gatto. E non è giusto nei confronti dei piccoli sogni quotidiani che a me e a Chiara piace postare in questo spazio.

Manuele
postato alle 14:23:37 4 Commenti

24/07/2003

Vendiamo incompetenti seminuovi a buon prezzo!


Insomma, questo DPEF 2004-2007 non piace proprio a nessuno. Ma non è un problema di contenuti o di scelte politiche "scomode"... no pare sia proprio un problema di superficialità e incompetenza!
Premetto che non l'ho letto (e se l'avessi letto non sarebbe cambiato molto, non credo di avere le competenze economiche per decodificarlo in ogni sua parte), ma qua le critiche mosse sembrano buone solo per farsi quattro risate (o per mettersi a piangere, scegliete voi).
Vabbè, quel che dicono quei pappamolla di Fassino & C. non ci interessa. Tanto si sa che avrebbero dato comunque un giudizio negativo. L'onestà politica non esiste in Italia, ahimé.
Il problema è che: Confindustria, Banca d'Italia, Corte dei Conti e questo tale ISAE bocciano clamorosamente questo documento.
D'Amato: "Documento generico e insufficiente, rischiamo il crack"
Antonio Fazio: il Dpef "non fornisce i valori programmati per le entrate e per le spese. Non vi è indicazione di un sentiero di riduzione della pressione fiscale".
Corte dei Conti: "Una manovra scritta a matita"
Insomma, ci manca solo che dicano "questo lo scriveva meglio mio figlio"... e siamo a posto... assurdo...
Non una, dico NON UNA parola positiva da nessuno... saranno tutti comunisti rivoluzionari filocubani, filotalebani, filoirakeni, filosovietici? Mah...
Chissà cosa diranno in Confindustria a quel folle di D'Amato (che tra l'altro critica la manovra "da destra"). Io dico solo che dal punto di vista rappresentativo e politico Fossa aveva uno spessore ENORMEMENTE superiore: spero lo seghino dalla Confindustria, così impara a fare campagna elettorale. Chissà anche cosa passa per la testa a Billé, il capoccia della Confcommercio dopo aver letto questo. Per lui vale lo stesso discorso di D'Amato, falla falla la campagna elettorale...

Manuele
postato alle 18:43:49 3 Commenti

23/07/2003

Daniele Luttazzi, professione genio


All'inizio di luglio andai ad uno spettacolo di Daniele Luttazzi a Perugia. Quell'uomo è un genio della comicità, mi spiace solamente che si sia creata una situazione in cui apprezzare pubblicamente Luttazzi oramai è diventato come apprezzare un personaggio politico e quindi equivale a dichiarare la propria fede politica.
Una situazione simile si è creata anche per Benigni, Grillo e altri come i Guzzanti, ma Luttazzi è quello che la sta pagando più cara di tutti.
E' un peccato, perché questa situazione è limitante, per lui come artista e per quelli che vorrebbero elogiarlo e seguirlo regolarmente (ed invece preferiscono il silenzio magari per non esporsi troppo).
Il senso di questo post comunque è annunciare una new entry tra i link, il sito di Daniele luttazzi, appunto.
Se avete tempo di spulciarlo ne vale la pena. E' un po' difficile orientarcisi dopo i primi click, ma ha una logica... basta fare qualche tentativo :-)
Avrete già capito che non frequento molto spesso il sito di quei pazzi di GNUeconomy e solo oggi mi sono accorto che tengono una sorta di rubrica di battute degli spettacoli live di Luttazzi... ne avrei parlato prima, altrimenti. Comuque da ora in avanti cerchero' di seguirla regolarmente, ricordatemelo ogni tanto! Ho sicuramente scoperto l'acqua calda, ma che ci posso fare, mica posso spararmi :-)

Manuele
postato alle 20:18:47 6 Commenti

23/07/2003

Firenza Guidi, l'intervista


Finalmente riesco a postare l'intervista a Firenza Guidi. Intervista che ho fatto per Segnalidifumo. Non so come consigliarvi di assistere ai suoi spettacoli, dato che in Italia ne fa pochissimi. Comunque, casomai vi capitasse... 

Firenza Guidi.jpg

In questi giorni era a Fucecchio, per la sua XII Scuola Internazionale per la formazione del Performer, culminata nella realizzazione dello spettacolo Ecstasy.
L'abbiamo avvicinata durante le prove, in una delle sue rare pause. Le abbiamo chiesto di parlarci di lei, della sua storia, dei suoi spettacoli, delle sue esperienze. Della sua formazione come donna e come artista. Alla fine l'unica vera domanda che le abbiamo veramente posto è stata: Chi è Firenza Guidi? E lei non si è tirata indietro, ci ha raccontato di tutto: di sé stessa e del suo passato; del suo amore incondizionato per il teatro e delle idee che propone nei suoi spettacoli in tutto il mondo.
Iniziamo con Firenza Guidi, studentessa a Milano.
"Quando ero studentessa a Milano andavo a teatro sette giorni su sette. Era qualcosa di più che una semplice passione, era una fissazione. Vedevo di tutto, assorbivo di tutto. Spesso tutt'oggi mi accorgo che alcune idee per i miei spettacoli nascono da dei "flash" di cose viste, anche quindici o venti anni fa. Accade in modo naturale, quasi inconsapevole. L'uomo è come una spugna, assorbe tutto, niente di ciò che ha fatto viene perso. Certe cose poi non si mettono mai nei Curriculum, eppure sono proprio le esperienze che ti formano veramente."
A questo punto la discussione si concentra sulle sue prime esperienze all'estero, che Firenza Guidi riassume con un pizzico di naturale nostalgia:
"Non ancora laureata, vinsi una borsa di studio a Belfast nel '84. All'epoca Belfast era una città pericolosa per i motivi che ben conosciamo. Appena arrivai, dopo una breve sosta nella bellissima Dublino, mi vidi circondata da un'ambiente surreale, devastato, diviso. - Io qua non ci duro neppure un mese - pensavo. Ci rimasi sei anni. A Belfast trovai un ambiente estremamente povero dal punto di vista teatrale, ma incredibilmente ricco dal punto di vista musicale. Ogni famiglia, dico ogni famiglia aveva in casa un pianoforte o un violino o un altro strumento. Ognuno a Belfast suona qualcosa: piuttosto mangiano solo cipolle, ma nessuno rinuncia a suonare. Era uno spettacolo anche solo passeggiare per le strade. Un terreno fertilissimo e coinvolgente. Ecco perché rimasi là sei anni. C'è da dire anche che il ministero dell'Arte e dello Spettacolo ci finanziava regolarmente e ci aiutò tantissimo per gli spettacoli che organizzavamo"
Inizia così la sua avventura a Cardiff in Galles, che da quel momento diventa la sua casa nonché la sua base operativa.
"Dopo Belfast tutti i dubbi erano fugati: il teatro era la mia vita, inutile nascondersi ancora. Scelsi il Galles e l'accademia di arte drammatica di Cardiff. Quello era l'ambiente ideale: un'accademia d'arte drammatica che ospitava anche un conservatorio! Negli stessi corridoi aspiranti attori e aspiranti musicisti avevano la possibilità di conoscersi e di lavorare insieme. Era stupendo! A Cardiff sono stata prima allieva, poi insegnante. Ho sempre voluto essere un'insegnante free-lance e non potrei fare altrimenti. Se scegliessi di insegnare a tempo pieno dovrei rinunciare alla vita che faccio, dovrei smettere di portare i miei eventi ed il mio progetto in giro per il mondo"
La discussione quindi scivola sull'attualità, sui suoi progetti, sul concetto di Performance e di Performer, sul suo voler essere una sorta di interfaccia che vuol unire e rielaborare. Un discorso complesso che qua possiamo solo accennare, sperando comunque che per tutti voi si ricicli in uno stimolo per scoprire l'unicità della sua Arte. L'unicità di un lavoro che con enorme entusiasmo riesce a portare in tutto il mondo.
"Avete presente quei trasformatori per l'elettricità? Quelli che devi cambiare ogni volta che cambi paese - spiega - Ecco, io mi considero uno di quelli. Vorrei connettere tutte le culture che incontro ed unirle in un'esperienza unica che trascenda le diversità culturali e che le esalti al tempo stesso"
"Quando parlo dei miei progetti preferisco sempre usare la parola "Performance" e i miei ragazzi non sono degli attori, ma dei "Performer". Perché questo? Perché nei miei spettacoli l'artista deve mettersi in gioco completamente, deve avere il coraggio di "sporcarsi le mani". Il perfomer non deve rappresentare, deve incarnarsi. Deve mettersi in discussione, deve rapportarsi con una realtà (la performance) dove tutto quello che vede esiste ed è interno ad essa. Nel teatro classico normalmente si finge che il pubblico non esista, nelle nostre performance invece esiste come un silenzioso voyeur la cui presenza comunque pesa e viene percepita" "Per questo il luogo stesso della perfomance è un aspetto fondamentale. Anzi, decisivo! Spesso ci vogliono mesi per trovarlo, è un elemento che deve condizionare pesantemente la performance. Lo spettacolo che organizzammo l'anno passato a Fucecchio nei giardini Bombicci, ad esempio, lo facemmo anche ad Indianapolis tra delle catacombe e a Calcutta in una villa padronale. Tre luoghi diversi per tre spettacoli diversi. Ogni volta si cerca un punto di equilibrio; ogni volta ci si rapporta in un modo del tutto unico all'ambiente che ci ospita e al pubblico che ci viene a vedere"
"Il Training formativo degli artisti è l'aspetto cardine. E' un lavoro a 360°. Ognuno deve imparare a mettersi in gioco sotto ogni aspetto. Parlare, cantare, suonare, ballare, saltare. E' un lavoro poliedrico estremamente intensivo. Dura solitamente due-tre settimane per nove-dieci ore al giorno, impossibile tenere questi ritmi per più tempo."
La chiacchierata si conclude con una bellissima dichiarazione d'amore alla Toscana e in particolare a Fucecchio.
"Ci sono delle radici che mi legano a questo posto, delle radici che vanno ben al di là delle mie origini"
Noi della redazione quindi ci congediamo dalla regista con curiosità. Era giovedì e il giorno dopo ci sarebbe stato il debutto di Ecstasy. Siamo andati a vederlo, naturalmente. Volevamo vedere se era possibile leggerci dentro le parole pronunciate in questa intervista. Le abbiamo trovate: erano a caratteri cubitali. [fine]

Che ne pensate? Troppo complimentoso? Non credo di aver forzato la realtà, il fatto è che questa signora e' davvero una persona in gamba.

Manuele
postato alle 01:32:35 4 Commenti

22/07/2003

I vecchi cartoni animati...


Chi si ricorda quando negli anni '80 alle 16.00 del pomeriggio su Italia Uno iniziava BIM BUM BAM? Con Licia Colò e Paolo Bonolis e il pupazzo Uan... mitico.
C'erano i cartoni! I cartoni che hanno accompagnato l'infanzia dell'unica generazione italiana cresciuta con la televisione oramai gli adolescenti di ora si può dire che sono figli della Playstation e credo sia stato un guadagno per loro.
Comunque la nostalgia è uno strano sentimento, ti si appiccica addosso anche per cose assurde, che pensavi non significassero niente...
Ecco, qua c'e' il catalogo più completo di video di sigle di cartoni animati che abbia trovato in rete. Sono video un po' pesanti per chi naviga in 56 kb/s, però per i culturi ne vale la pena, ve l'assicuro.
Sotto con la nostalgia quindi, io intanto guardo l'ultimo che ho scaricato due minuti fa:
Là sui monti con Annette...
dove il cielo è sempre Blu
Là con Daniel e con Lucienne...
vieni vieni anche tuuuuu....


Manuele, che dovrebbe studiare tra le altre cose
postato alle 04:54:18 15 Commenti

19/07/2003

Ci sono canzoni che sembrano fatte apposta...


... per parlare, per dire qualcosa a qualcuno di indefinito. Non importa chi sia questo qualcuno, basta che ti ascolti. Al limite, con un po' di immaginazione, questo qualcuno si puo' anche andarlo a scovare nella propria testa... ... il sottofondo e' Paranoid Android, dei Radiohead. La sto ascoltando in questo momento. Non so se per voi succede la stessa cosa con altre canzoni, ma ogni volta che ascolto questa canzone a me viene in mente di tutto. Mi vengono in mente confessioni, scuse, accuse, incazzature... e le recito, le recito a voce alta. A volte i destinatari esistono, a volte sono solo prodotti della mia mente malata. Una volta mi ritrovai in macchina ad improvvisare un monologo teatrale. Le parole scorrevano facilmente mentre la radio cantava "Rain Down.... Rain Down, come on rain down..." e quando la canzone finì non sapevo più come continuare. Mi ero bloccato. Non che il monologo fosse granché, ma le parole venivano e quella canzone aveva il dono di farle diventare speciali. Speciali per me, in quel momento, nella mia solitudine, nella mia auto in corsa. Ecco, proprio ora siamo allo stesso punto della canzone, proprio ora il coro in sottofondo mi sembra addirittura più struggente del solito... Mi blocco, inutile andare avanti a scrivere, il rumore della tastiera disturba la musica... ...Che bella questa canzone. Ma questo effetto lo fa solo a me?

Manuele

Paranoid Android

Please could you stop the noise, I'm trying to get some rest
From all the unborn chicken voices in my head
What's that...? (I may be paranoid, but not an android)
What's that...? (I may be paranoid, but not an android)

When I am king, you will be first against the wall
With your opinion which is of no consequence at all
What's that...? (I may be paranoid, but no android)
What's that...? (I may be paranoid, but no android)

Ambition makes you look pretty ugly
Kicking and squealing gucci little piggy
You don't remember
You don't remember
Why don't you remember my name?
Off with his head, man
Off with his head, man
Why don't you remember my name?
I guess he does....

Rain down, rain down
Come on rain down on me
From a great height
From a great height... height...
Rain down, rain down
Come on rain down on me
From a great height
From a great height... height...
Rain down, rain down
Come on rain down on me

TThat's it, sir
You're leaving
The crackle of pigskin
The dust and the screaming
The yuppies networking
The panic, the vomit
The panic, the vomit
God loves his children, God loves his children, yeah!
postato alle 22:58:53 10 Commenti

19/07/2003

Senza briglia


Allora, parliamo di Ecstasy, lo spettacolo (ops, "performance") di Firenza Guidi che abbiamo visto ieri sera. Eravamo preoccupati, perché la signora Guidi è un po' come la pizza Quattro Formaggi di cui scrivevo ieri: non sai mai cosa ti può capitare.
Firenza è fucecchiese d'origine, cresciuta a Milano, ora gallese per caso o per scelta; qui, in Galles, dirige ELAN: da quel che ho capito una scuola di artisti e performers a livello internazionale.
Ogni anno in questo periodo fa di Fucecchio una tappa del suo tour mondiale, ci sta per due settimane: organizza un laboratorio a cui partecipano ragazzi della zona, e allestisce una rappresentazione, con loro e con la sua compagnia che si è portata da Cardiff, in uno spazio della città, che quest'anno era l'ex Frantoio restaurato della Fattoria Corsini (quella di cui dicevo ieri, che sembra quasi non ci sia altro a Fucecchio).
Comunque, andiamo ieri sera a vedere Ecstasy - Spiriti senza briglia: siamo preparati, io ho studiato la storia in cui è ambientata la rappresentazione, il '600, la rivoluzione inglese, la dittatura di Cromwell, la setta dei Quaccheri con le loro estasi mistiche e liberatorie; Manuele ha intervistato la signora Guidi per più di un'ora il giorno prima; abbiamo già visto qualche cosa di lei: performances strane, che non ci sono piaciute, che non stanno da nessuna parte, che non raccontano una storia, costruite di salti, balli, canti, interazione con il pubblico; io qualche mese fa ho partecipato ad un laboratorio di scrittura creativa tenuto da lei, sempre a Fucecchio (di questo magari parlerò in un altro post, che pure merita).
Siamo preparati, ma come già detto non si può mai esserlo abbastanza per vedere una cosa del genere.
E quella di ieri sera, devo dire, c'è piaciuta: il luogo suggestivo, l'uso della musica e dei cori, che grazie ad un'acustica favolosa risultavano coinvolgenti, i bei costumi, alcune scene di grande impatto visivo, impossibli da descrivere.
Come sempre però disorientante, che ti lascia quel senso di insoddisfazione, di qualcosa che hai visto e non hai capito, di qualcosa che ti aspettavi e non è successo.

Chiara
postato alle 13:28:37 2 Commenti

18/07/2003

Certe sere


Certe sere sembrano fatte a posta per essere raccontate sul blog...
Ieri sera Manuele doveva, per motivi di servizio civile, stare alla biglietteria del cinema sotto le stelle di Fucecchio. Davano X Men 2, che noi abbiamo già visto. Io dico: ti accompagno, visto che c’è anche la Festa de l’Unità, mangiamo lì una pizza, poi si va a questo cinema, te stacchi i biglietti, quando inizia il film ci lasci l’altro obiettore e noi si va a sentire il dibattito che fanno alla libreria, quello curato dal “Grande vetro” , su Immigrazione e Totalitarismo.
“Il grande vetro” è una rivista culturale e politica, molto bella esteticamente, molto seria, molto prestigiosa. Il capo di Manuele, uomo di politica e di cultura, a cui arriva a casa gratuitamente, ha detto di non averne mai letta una riga. Il programma ci sembra ok. Lo approviamo.
Passo a prenderlo. Andiamo alla Fattoria Corsini, dove fanno la Festa dell’Unità, e anche il cinema Sotto le Stelle, e dove c’è anche la biblioteca comunale, e ci sarà presto il museo, e un centro giovani, e laboratori di teatro e di scrittura creativa ecc. Sembra che a Fucecchio esista solo questo posto. Bel posto, comunque.
Andiamo al tendone pizzeria. Facciamo l’ordinazione fuori, alla cassa.
Ora, a me piace tantissimo la pizza Quattro Formaggi. La ordino sempre. Ma il problema è che questa pizza non è una pizza normale, come la Margherita, o la Napoli, o quella Alla cipolla. No, la pizza Quattro Formaggi è la pizza più insidiosa che ci sia. Non sai mai cosa ti può capitare: o è bianca o è col pomodoro, o c’è il gorgonzola o non c’è o ce n’è troppo, o c’è tutto emmental e sa di sottiletta, o c’è troppo di tutto ed è una cosa pesante, molliccia e che se riesci a mangiarla tutta non la digerirai prima di due o tre giorni. Però, però, quando la Pizza Quattro Formaggi è fatta bene è la vera Signora Pizza, a tutti gli effetti. E allora io, ogni volta, non resisto dall’ordinarla, anche se ci troviamo in un posto improvvisato di cui c’è da fidarsi poco, come la Festa de L’Unità, dove nel novanta per cento dei casi, la Pizza Quattro Formaggi è sbagliata di sicuro.
E così, ieri sera, con Manuele che sghignazzava, ho fatto il mio solito ordine. Ci mettiamo seduti.
Aspettiamo un bel po’: il servizio è lento. Le cameriere sono tutte ragazzine in vacanza dalla scuola, più l’assessore comunale C. (gran personaggio, uno dei due o tre factotum di Fucecchio).
Riusciamo comunque a finire di mangiare in tempo per il cinema. La mia pizza era una Quattro Formaggi innocua, non una Signora Pizza, ma nemmeno l’Indigeribile, era una senza pomodoro, e con poco di tutto il resto, praticamente una Insapore.
Andiamo a questo cinema sotto le stelle. Io mi siedo da una parte mentre aspetto che Manuele finisca il suo dovere di obiettore. E apprendo che: qualche sera fa sempre lì al cinema al ragazzo che stasera è di turno con lui hanno rifilato 100 € falsi, qualcuno ha preso il vizio di rubare i manifesti pubblicitari dei film così che la gente non sa mai che film proiettano, che l’organizzazione della festa dell’unità ha installato due altoparlanti per fare gli annunci proprio sopra il tavolo-biglietteria del cinema. Appena inizia il film riusciamo a dileguarci e andiamo dove fanno il dibattito (non alla libreria, ma, come ci ha annunciato nelle orecchie l’altoparlante, al piano bar). C’è un giornalista di questo “Grande vetro” e una tizia che ha scritto un saggio sull’immigrazione, tale Ilaria, una filosofa politica.
Lei sembra intelligente, preparata, fa un gran parlare di Hannah Arendt, di immigrazione, stranieri… tutta teoria politica, tutta filosofia…
Interessante, ma…
Manuele a un certo punto fa un intervento del tipo “Sì, ma, insomma qual è il punto in cui la nostra società vorrebbe arrivare”, al che lei risponde “non lo so, noi intanto decostruiamo, poi si penserà a ricostruire”(?).
Tempo cinque minuti e ci arriva un sms da Alessio (amico storico di Manuele, pure lui sotto servizio civile al momento), che stava seduto poco dietro a noi, uno dei pochi del pubblico, oltre a due assessori comunali, un organizzatore e quattro signore che si commentavano rumorosamente le rispettive tintarelle.
Alessio scrive: “cioè, ma fammi capire, te hai fatto l’intervento per dire garbatamente che si è parlato tanto ma non s’è capito nulla”... Ehm.
La relatrice che ormai parlava solo rivolta dalla nostra parte, che ci ha visti soffocare le risate, deve aver pensato "povera plebaglia".
La discussione si rianima un po’ quando prende la parola un ragazzo dell’associazione “Africa Insieme”, che parla di cose che ci interessano, della Bossi-Fini e della precedente Turco-Napolitano, dei “centri di accoglienza” (o di reclusione?).
Bene.
Esaurito il tutto andiamo a vedere a che punto è il film, guardiamo il finale, aiutiamo quello che fa le proiezioni a portare a posto le “pizze”. Prendiamo un caffè, e riporto Manuele a casa. Mentre torno a casa in macchina penso questa cosa: "certe sere sembrano fatte a posta per essere raccontate sul blog".
Già.
Stasera abbiamo le prenotazioni per lo spettacolo di Firenza Guidi. Speriamo bene.
La prossima settimana io sarò al mare, senza computer: vi lascio con il mio coinquilino, che spero in mia assenza non combinerà troppi guai :)

Chiara
postato alle 16:27:03 1 Commento

17/07/2003

Microsoft® Corp.


Senza dubbio Bill Gates è stato il Nostradamus del XX secolo. La sua lungimiranza è stata a dir poco sorprendente. Ancora ventenne (piu' o meno) questo ragazzo fonda due aziende Microsoft e Corbis.
Della prima tutti piu' o meno conosciamo, della seconda no.
Oggi parliamo di Microsoft, ma prima o poi dirò qualcosa pure dell'altra, che merita.

Microsoft, come tutti sappiamo, ha il monopolio del mercato degli OS, dei sistemi operativi. Circa il 95% dei personal computer del mondo utilizza un OS di casa Microsoft. Questo è successo per tanti motivi, ma diciamo che principalmente è merito di quella lungimiranza di cui parlavo prima.
Bill Gates capì a fine anni '70, quando l'informatica era uno strumento solo per le grandissime aziende, che il personal computer, l'home computer aveva un futuro. Tanto di cappello.
(Premessa: Sul monopolio)
Gli economisti ci insegnano che in situazione di monopolio l'economia ne risulta compromessa. Il libero mercato permette un maggior giro di affari, un minor prezzo per il consumatore, una costante ricerca tecnica e scientifica per il miglioramento del prodotto ed una distribuzione equa dei profitti.
Insomma, ci rimette la gente, ci rimette lo stato (minor PIL), ci rimettono tanti potenziali imprenditori e ci rimette anche lo sviluppo del prodotto. Gli americani questo lo sanno, l'hanno sempre saputo ed hanno in passato dimostrato di saper reagire politicamente a queste situazioni (l'AT&T e' l'esempio più famoso). In Italia invece no, ma questo e' un altro discorso.
(Fine Premessa)
Gli americani quindi hanno sempre reagito prontamente, tranne che per la Microsoft. Come mai? Perché l'organo giuridico chiamato a pronunciarsi sulla Microsoft (non ricordo se era la corte suprema o qualche autorità antitrust...) non decise per lo smembramento. Perché il mercato dell'informatica, del software in particolare, è qualcosa di diverso rispetto ai mercati standard. Non a caso è venuto fuori il neologismo new-economy.
Per farla breve il giudice disse che non è dimostrabile che il monopolio del software sia un MALE per l'economia e per la società, perché nel mondo dell'informatica (e quindi in tutto l'attuale mondo della comunicazione) è una buona cosa che il maggior numero possibile di terminali possa comunicare tra di loro. Si è creato di fatto uno "standard" che permette a tutti di rapportarsi con la stessa realtà: se esistessero dieci sistemi diversi, insomma... sarebbe paradossalmente un problema.
Questo è ciò che venne pronunciato, più o meno un paio d'anni fa.
Se la cosa fosse successa in Europa avremmo detto che il mercato degli OS necessitava di una regolamentazione e forse si sarebbe formato un comitato per stabilire uno "standard", come successe per il mercato della D-TV ed il sistema di trasmissione Mpeg2.
Ma sarebbe stata una strada impraticabile, perché il PC non è un decoder. Io sono dell'opinione che il mercato degli OS sia un monopolio naturale, dove in effetti è conveniente che esista una sola azienda fornitrice di OS e tantissime software house che producono i loro programmi con quello standard.
Proprio per questo quindi penso che questa azienda dovrebbe essere di proprietà di un ente sovranazionale come l'ONU.
La Microsoft insomma resterebbe sicuramente la più grande software house del mondo, ma dovrebbero toglier loro la produzione di sistemi operativi, così da creare un mercato del software VERAMENTE libero e concorrenziale, privo di standard di fatto imposti da qualche privato. Sembra strano parlare di "monopolio naturale" in un periodo in cui i vecchi "monopoli naturali" stanno cadendo (telefonia, elettricità, trasporti ferroviari...), ma nel caso del mercato degli OS la situazione è troppo diversa per poterla raffrontare, è una situazione da new-economy.

Manuele gallina.gif

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17/07/2003

Tappiamo il buco!


"Un buco enorme", a detta degli esperti "quasi un'autostrada", che dai nostri pc, amorevolmente accuditi da papà Bill, trasporterebbe programmi e file e permetterebbe agli hacker cattivi di controllarci!
Questa la scoperta di alcuni hacker, polacchi e "buoni", che ho letta qua, insieme al consiglio di mettersi al più presto al riparo, applicando la "pezza tappa-buchi".
E sia: uff, datemi ago e filo, avanti!

Chiara

p.s. ricordo a Manuele che ci aveva promesso un intervento sulla Microsoft. Aspettiamo.
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16/07/2003

Emancipazione femminile: va di moda la caccia alla cerbiattina?


Stamani leggo questo post di La 25° onda, che si interroga sull'emancipazione femminile in seguito a cena in agghiacciante compagnia di madre e figlia strenuamente convinte che "le donne sono un po' puttane" e che "è sempre colpa della donna quando un uomo tradisce la moglie".
E va bene: vogliamoci male!
Poi trovo questo bizzarro articolo , dove si racconta di un divertente giochetto che imperversa in quel di Las Vegas: Hunting for Bambi, la caccia alla cerbiatta. Donne nude che scorazzano per un parco e uomini bardati da cacciatori che le impallinano di vernice rosso sangue e poi se le trascinano via.
Splendida rievocazione cavernicola!?!
Al fine vedo che c'è la notizia del nuovo album in uscita di Courtney Love e mi vado a leggere che dice: lei, da sempre magnifica icona dell'emancipazione femminile, che ora si è "emancipata" anche dalle Hole e ha prodotto ben 32 canzoni. Come sempre in tutti gli articoli che raccontano di lei si cita Kurt Cobain, gli scandali, le battaglie legali... Si dice che canterà dio, sesso e droga... Ok, è nel suo stile. Ma anche ... il suo "amor perduto"... E cioè? Edward Norton, che lei dice "ho perduto perché attirata da un film. Sono un'idiota".
Ah, ecco: lei sarebbe l'idiota.
E più giù si parla anche di come avrebbe lanciato malignità all'attuale fidanzatina del bel Norton. Salvo poi smentire.
Ah, che dire: siam proprio donnette, tutte, non c'è rimedio! Facciamoci impallinare felici, e non lamentiamoci più!

Chiara
postato alle 13:07:43 13 Commenti

15/07/2003

I Cohiba, che a noi piacciono.


A noi ci piacciono, i Cohiba, un gruppo rock che probabilmente nessuno di voi conosce (a parte quelli che abitano dalle nostre parti). Ma che a noi piacciono, e a cui auguriamo tutte le belle cose che sognano.
Hanno un sito web (qui), mentre da qui si possono scaricare (gratuitamente e legalmente) dieci delle loro canzoni. Buon ascolto!

Chiara

postato alle 13:33:04 3 Commenti

15/07/2003

Gatti


Nel week-end, il mio gatto

Non hai molte domande tu
Da farmi.
Sei un batuffolo di calore
Che mi si struscia
Contro,
Senza volere nulla di più
Di un salto di domenica mattina
Dal pavimento freddo
Al morbido piumone,
Dove insinuare le zampe
E far fremere le vibrisse
In un buongiorno
Al latte e miele
Spolverato di cacao
(Come in un lontano ricordo
D’infanzia),
E della promessa di un sole
Pallido e incerto,
Da far correre sul prato
Ricoperto e scrocchiante
Di foglie morte
(Come il ricordo tuo di lui
Probabilmente ormai).

***

Questa cosa è del novembre 2002. La dedico alla mia amica Sil, che nel suo blog pubblica questa bella poesia di Pessoa.

Chiara

postato alle 11:03:17 1 Commento

14/07/2003

Il Foto-Blog si aggiorna...


Quella che vedete non è una foto come le altre. Non è una foto come quelle che finora abbiamo pubblicato su diciassettepollici: prima di tutto perché è un po' datata (dicembre 2000, mi pare); poi perché non è stata scattata dal sottoscritto. Però è una foto a cui tengo molto.
Quel servizio fotografico fu il mio regalo a Chiara per quel natale. Una di quelle idee che vengono quando si ha pochissimi soldi per le tasche e tanta voglia di usarli al meglio. Tra le tante foto che vennero scattate in quel pomeriggio di dicembre da Giulio (un carissimo amico fotoamatore: un personaggio singolare a cui sono particolarmente affezionato e che merita un post a parte e prometto che prima o poi arriverà), questa l'ho sempre considerata la più bella. Forse l'immagine più bella che ho di Chiara.
Sicuramente quella che si avvicina di più all'immagine mentale che ho di lei. Comunque la foto starà online pochissimi giorni, ho già svariate foto in cantiere...
Insomma, cari ospiti di questo blog, avete poco tempo per approfittare di Chiara in versione-meno

Manuele

...Cioè meno rughe e meno chili yahoo_42.gif

postato alle 04:02:20 6 Commenti

13/07/2003

E’ stata una vertigine


E’ il titolo del libro di Maurizio Maggiani, pubblicato da Feltrinelli (qui la scheda), ben criticato e molto venduto. Per me, è uno dei libri più belli che ho letto quest’anno, e quello meglio scritto. E’ un romanzo sull’amore, un fragile e patinato mosaico composto da tredici “pezzi”, che sono tredici dichiarazioni d’amore, tredici indagini sull’amore, tredici definizioni dell’amore, piccole grandi storie di quello che è l’amore per il protagonista: un amore dalle tante e diverse facce, un vuoto da riempire, uno struggimento senza fine, una dolorosa frustrazione, una potente paura, una vertigine.
Sono molte le cose che mi hanno colpito di questo libro: il racconto più bello, forse, “La buriana”, che è una lunga lettera al figliastro che sta per sposarsi, dove parla di sé giovane anarchico e del suo ruolo di compagno e di padre in una sorta di “sacra famiglia” descritta con toni morbidi, vividi, incantevoli; con un finale che è un flash sulle terribili giornate di Genova, e sulla paura, sua, di incontrare lì lui, il figliastro, che fa il poliziotto, la paura di incontrarlo in un momento in cui, come gli dice un altro poliziotto, “non si vede e non si sente più niente”.
Altra storia insolita e bella è quella della gatta, la Cleme, vecchia aggressiva e sanguigna sfinge innamorata perdutamente del padrone.
Una parte che mi ha stupita è quella in cui racconta della figlia piccola, bambina adorata, di cui il padre anela il sorriso e soffre per i bronci: forse è perché non posso comprendere un tipo di amore che non ho mai provato e che indubbiamente mai proverò, quello di un padre per la propria figlia, o forse perché sono di mio un po’ “stronzetta”, e pratica, ma leggendo queste pagine svenevoli, quello che ho pensato è stato “che razza di bambina viziata crescerà con un papà così arrendevole”, ma forse è anche perché non posso ricordare, o forse è solo che non ho potuto vedere, gli sguardi che aveva mio padre per me bambina. Non so.
Perfetta e didascalica è la fine, l’ultimo “pezzo”, “Le tre Veroniche”, che prende spunto da una fotografia d’epoca (1961) per parlare della famiglia del narratore. Un racconto molto pacato nei toni: che fa il paio con il primo, “Scusami, scusami ancor”, in cui un uomo ricorda il suo primo incontro con l’amore, in un cinematografo, sulle note di una canzonetta romantica, i cui versi dànno il titolo al libro: è stata una vertigine/ tenerti stretta al cuor/ or ti dirò baciandoti/ scusami, scusami ancor.

Chiara

postato alle 15:51:16 5 Commenti

12/07/2003

Sorpresa per Email...


Oggi apro Outlook (ok, della Microsoft dovro' parlare prima o poi, giuro). E leggo questa da parte di un'amica carissima, una compagna di Università alla quale sono molto legato.
Si chiama AleB, pesa ventitré chili di cui ventuno di materia celebrale.
E se una persona che consideri intelligente e riflessiva ti scrive questo:
Manu sono Ale... complimenti per il blog, ti giuro che è una ventata di ossigeno in mezzo a quest'aria pesante. I vostri interventi sono davvero interessanti, ironici e attuali... Bravi, continuate così...
... significa che qualcosa di buono l'abbiamo pur tirato fuori, son contento.
Non vorrei che si offendessero tutti quelli che ci hanno fatto i complimenti per Diciassettepollici, ma questi me li tengo stretti. Ci tengo in modo particolare.
C'è di più, comunque, ma è giusto che questo lo legga e lo commenti la bellissima coinquilina del blog:
Dì a Chiara che al suo angolo del cuore, la libreria di via Oberdan, sicuramente è nascosto il libro che prima o poi scriverà... ne ha tutta la stoffa!
Un bacio e ci vediamo a Perugia!
Ale

Manuele

postato alle 12:03:41 1 Commento

11/07/2003

Nuovo giro nuova corsa, per Mister File-Sharing


napster L'abbiamo amato tutti, invidiato, ammirato.
Abbiamo assistito alle guerre legali che ha combattuto, l'abbiamo in cuor nostro sostenuto, abbiamo salutata la sua creatura naufragata, ci siamo diretti verso altri lidi.
Però lui è sempre stato nei nostri cuori: lui il pioniere, lui la leggenda, lui il genio. Lui che a diciotto anni aveva già capito tutto.
E ora? Cosa farà? Cosa rimuginerà nella sua testa dorata di pixel?
Si godrà i soldi fatti? Scriverà un paio di best seller? Farà un film? Si sposerà con qualche miss maglietta bagnata? Venderà i diritti della sua storia a qualche televisione? Cosa?
No: lui il guro, Shawn Fanning, il papà del file-sharing, mister Napster, ha soltanto cambiato bandiera. E dice: no, così non va, così non è giusto, la musica va pagata, anche quella su internet, perdinci!
Ed ecco qui cosa ha in mente di fare ora.
Che dire? Sarà l'inizio di una nuova epopea? Mah. Si vedrà. Per ora a me vien spontaneo pensare: "sigh! sigh!"

 Chiara

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